La parmigiana di melanzane

Arrivi a un certo punto delle tue giornate, che ti assale una voglia. Questa “malsana” voglia, ha come ingredienti poche cose,ma il risultato è una bomba.
Quando si prende questa decisione, non si fa a cuor leggero e si mette da parte la dieta…perchè diciamocelo, la Parmigiana, con le melanzane fritte, ha tutto un altro sapore!
Procediamo quindi in ordine.
Nessun dogma, questa è la mia versione, schietta e semplice.

Ingredienti

Salsa di pomodoro
Melanzane fritte
Parmigiano
Birra da compagnia (o calice di vino a gusto)

Lo step primario è creare la salsa di pomodoro.

LA SALSA DI POMODORO

La mia maniera di creare una salsa che solitamente crea ampia soddisfazione, inizia in una pentola. Nel fondo mettere dell’aglio tritato a cui è stata eliminata l’anima, della cipolla tritata e del basilico. Aggiungere del sale per far rilasciare l’acqua e iniziare a stufare. Quando la cipolla sarà trasparente e l’acqua ormai rappresa, aggiungere la polpa di pomodoro (in barattolo o fatta in casa, a seconda della dispensa) e iniziare a cuocere. Cuocere a lungo, a fuoco dolce, finchè non avrà una bella consistenza densa e la sua acidità sarà ridotta. Nel caso in cui la salsa sia vagamente acida, aggiungere un pizzico di bicarbonato. Aggiustare di sale e aggiungere delle foglie di basilico rotte a mano grossolanamente. In base all’utilizzo, decidere se aggiungere dell’olio evo o no.

Una volta pronta la salsa, ci si può dedicare alla formazione dell’amata parmigiana. Nell’attesa, mentre il pomodoro cuoce, si preparano le melanzane.
Pelare una striscia si e una striscia no (o non pelare, o pelare interamente), tagliare a strisce o rondelle, disporre in uno scolapasta con del sale per ogni strato, coprire con un piccolo piatto e appoggiare un peso sopra. Attendere 30 minuti che le melanzane si siano spurgate, sciacquarle e rimetterle nello scolapasta per perdere il liquido in eccesso ed eventualmente tamponarle con della carta.
Ammetto che questo procedimento in casa lo effettuo solo se ho tempo. Soprattutto è legato alla presenza o meno di semi nelle melanzane stesse.
Beh, a questo punto siamo pronti per friggere e mettere su carta assorbente.

Formare gli strati: base salsa pomodoro, melanzane, salsa e parmigiano. Continuare così per gli strati che si desidera ottenere. Non dimenticarsi della birra da compagnia, sorseggiandola di tanto in tanto.

Mettere in forno per circa 20 minuti a 180/200 gradi.
Godersele, commuovendosi a ogni forchettata.
Congelarle se avanzano, per una prossima volta.
Condividerle se non si è gelosi e schifosamente golosi.

 

Foto semi sfocata di repertorio

 

bty

 

 

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Giovedì Gnocchi!

In Italia, la tradizione fa sì che al giovedì vengano abbinati gli gnocchi.
Quante varietà di gnocchi conosciamo? Di patate, farina e acqua, con la ricotta, di pane, di patate ripieni di carne, con il semolino (chiamati alla romana) e via dicendo.
Per non parlare dei condimenti.
Mi è stato raccontato che quando ero piccola, non mi piacevano affatto. Mi sembra così impossibile ora, che penso ci sia stato qualche vuoto di memoria per non farmi ricordare questo gesto sacrilego della mia infanzia.
Beh, ho recuperato negli anni a venire, una volta raggiunta la piena facoltà di intendere e di volere un piatto di gnocchi.
Nonna me li preparava gratinati al forno ai 400 formaggi, oppure al ragù. Ho scoperto in un ristorante, qualche anno fa, una piaga alimentare: gli gnocchi ripieni di carne, gratinati al forno. Un orgasmo per le papille gustative.
Lo gnocco che più mi identifica probabilmente è quello al ragù, magari d’anatra.

Gnocchi

Ingredienti

1kg patate (di Avezzano sarebbero il top)
300gr farina
1 uovo

Procedimento

Lessare le patate con la buccia ben lavata, in acqua ricca di sale. Quando le patate sono cotte, sbucciarle e schiacciarle. Da fredde impastare e aggiungere farina se necessario.
Formare gli gnocchi della misura che più aggrada, provandone subito 3/4 per vedere se si sfaldano in cottura. In caso aggiustare l’impasto.
C’è chi aggiunge fiocchi di patate, chi amido. Ognuno crea la propria ricetta e fa le proprie ricerche.
Una volta pronti, o si congelano belli larghi e poi si stringono in una vaschetta o busta, o si sbollentano, si lasciano raffreddare dopo averli passati nell’olio e o si ripongono in frigo per il giorno dopo, o si congelano.
Queste sono le vie migliori per avere un buon prodotto.

Per quanto riguarda il ragù, è una tematica delicata. Ce ne sono di più tipi, di diverse provenienze, con carni di vario genere.
Quello di oggi è un ragù all’anatra, per condire gli amati gnocchi tanto desiderati.

Ingredienti

sedano
carota
cipolla
macinato misto
1 petto d’anatra
1 coscia d’anatra
pelati 2 barattoli medi (rotti a mano)
chiodo di garofano
sale e pepe
vino bianco
olio
(mazzetto di erbe aromatiche a gusto)

 

Procedimento

In un tegame rosolare le carni, finchè il loro colore non sarà bello dorato e quindi l’acqua evaporata. Aggiungere sale e pepe, lasciar andare ancora un attimo e sfumare con del vino bianco per far staccare tutte le parti. Una volta che il vino sarà evaporato, aggiungere le verdure e far cuocere la carne.  Aggiungere poi il pomodoro, il chiodino di garofano e il mazzetto aromatico. Continuare la cottura fino a quando la schiumetta che crea il pomodoro solitamente, non lascerà spazio all’affioramento del grasso. Aggiustare di sale se necessario. Togliere il petto e la coscia, farli raffreddare, spolparli e tagliarli al coltello o sfilacciarli a mano. Sistemare il sugo. Condire gli gnocchi.

Raggiungere la pace dei sensi!

N.B. questa è solo una delle tantissime versioni, ce ne sarebbero molte altre ovviamente!

Abbinamento: Gutturnio fermo superiore DOC. Magari dell’eccezionale azienda vinicola Civardi Racemus .

Questa azienda, comprende anche un superlativo agriturismo e un progetto che sta prendendo forma (se addirittura non stia ultimando).
Un pranzo domenicale, con un menù fisso, dove ho assaggiato quello che le loro mani sapienti sono in grado di fare e le hanno azzeccate tutte! Tutto perfetto. Pisarei e fasò, tortelli piacentini con la coda, anolini in brodo, salumi, focacce, bollito, dolci, verdura sott’olio fatta in casa, le loro marmellate. Senza contare il vino che producono, sia in quanto a varietà che a qualità. Non posso far altro che consigliarlo caldamente. Mi raccomando la prenotazione se si vuol approfittare della loro cucina e non solo della cantina! Molte iniziative legate al territorio e al coinvolgimento con la vigna. Sono meravigliosi, nessuno escluso.
Tutto questo a Ziano Piacentino, località Montecucco!

Mentre dormi

Dorme.
Dorme al mio fianco come ormai succede da tante notti. Il suo corpo è abbandonato a un sonno di quelli profondi, quelli che raramente ho conosciuto nella mia vita.
Ho sempre avuto problemi ad addormentarmi, non è una novità per nessuno.
Notti passate in piedi. Leggere, guardare film, ascoltare musica, scrivere, cazzeggiare aspettando l’alba che tanto ormai manca poco che fai non vuoi vederla.
Tante volte le occhiaie sono state il vestito del mio sguardo, le 4 ore di sonno il mio nutrimento insieme a tutte le mie passioni.
Si rigira, i suoi respiri sono leggeri e i suoi occhi sembrano socchiusi.
Mi fa incazzare quando con prepotenza prende la mia parte di letto, mentre dorme o tiene gli occhi socchiusi. Cerco di strappare il lenzuolo che mi spetta, prima con un po’ di decenza poi usando la delicatezza di un cinghiale in un campo di patate.
So già che la mattina mi prenderò una dolce ramanzina per colpa del riappropriamento coatto del povero lenzuolo incriminato.
Passa uno dei tanti aerei sopra questo paesino, ormai sono diventati parte delle mie abitudini, insieme al vento che si fa spazio tra le fronde e muove le tende nella stanza.
Ha i capelli stravolti, non posso fare a meno di osservare i suoi nei che m’incantano. Nemmeno una carezza scapperà dalla mia mano, tanta è la paura di disturbare questo sonno.
Sto attendendo il mio Morfeo, uno dei tanti attesi negli anni. Non si è mai voluto mostrare più di tanto, forse è timido, chi lo sa. Non ho mai capito se è sempre uno diverso o se è sempre lui e muta soltanto.
Il vento gonfia le tende, mi immagino che questi sibili siano delle pale eoliche. Rimango ipnotizzata dal suono che si crea quando le pale sono in movimento, con quel taglio netto che comunque riesce a rilassarmi.
Sento dell’acqua gocciare, di solito ci fai caso quando vuoi dormire e diventa la tua tortura cinese.
Maledizione, il cesso perde ancora nonostante lo abbiano aggiustato. Ecco, volevo dormire e pure questa occasione me la sono fottuta per rimuginare su altro.
Le sue gambe scattano, chissà se sono riflessi incondizionati o se sta sognando qualcosa.
I vestiti stesi sono già asciutti senza aver visto un raggio di sole…chissà magari la mia felpa puzzerà di cane bagnato, di nuovo.
I miei son sempre tentativi goffi di fare qualcosa, di rimboccarmi le maniche, di mettere un puntino e provare a ricominciare.
Chissà questa notte, cosa porterà.
Però, so quello che ho qui, accanto a me.

Mentre dormi ti proteggo
E ti sfioro con le dita
Ti respiro e ti trattengo
Per averti per sempre
Oltre il tempo di questo momento

Arrivo in fondo ai tuoi occhi
Quando mi abbracci e sorridi
Se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima
Questa notte senza luna adesso

Vola tra coriandoli di cielo
E manciate di spuma di mare
Adesso vola
Le piume di stelle
Sopra il monte più alto del mondo
A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Tu che sei nei miei giorni
Certezza, emozione
Nell’incanto di tutti i silenzi che gridano vita
Sei il canto che libera gioia
Sei il rifugio, la passione

Con speranza e devozione
Io ti vado a celebrare
Come un prete sull’altare
Io ti voglio celebrare
Come un prete sull’altare

Questa notte e ancora
Vola tra coriandoli di cielo
E manciate di spuma di mare
Adesso vola
Le piume di stelle
Sopra il monte più alto del mondo
A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Sta arrivando il mattino
Stammi ancora vicino
Sta piovendo e non ti vuoi svegliare
Resta ancora, resta per favore
E guarda come

Vola tra coriandoli di cielo
E manciate di spuma di mare
Adesso vola
Le piume di stelle
Sopra il monte più alto del mondo
A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri
Vola

Adesso vola
Oltre tutte le stelle
Alla fine del mondo vedrai, i nostri sogni diventano veri

Le impanate

In Sicilia (almeno a Siracusa) è abitudine fermarsi nei panifici o rosticcerie e godersi un pezzo salato. Fino allo scorso anno non avevo assolutamente idea di cosa potesse nascondersi dietro queste due parole.
Può essere di pasta sfoglia, o di un impasto tipo quello della focaccia, steso al mattarello e farcito. Le farciture necessitano di un’altra parentesi, perchè ve ne sono delle più svariate. Broccoli, spinaci, cotto, melanzane cotto e uovo, cipolla e patate, pomodoro secco prezzemolo e formaggio e chi più ne ha più ne metta.
Non a caso, nella mia permanenza siciliana, ho messo su qualche kg…sfido chiunque, in qualche mese, a non ingrassare!
Chiedendo a una signora del luogo qualche indicazione sul come preparare l’impasto, mi sono imbattuta nella prima difficoltà, vuoi per gelosia vuoi per sapienza, non avevo alcuna risposta per quanto riguardava le dosi. Così, cercando di intuire cosa volesse dirmi, ho almeno carpito gli ingredienti. Un mix di farina e semola, acqua, sale, olio, lievito e forse zucchero. Presa per buona questa notizia, ho usato la ricetta che di solito utilizzo per sfornare delle focacce da infornare per farle al rosmarino, o con qualsiasi altro ingrediente.

IMPASTO FOCACCIA (USATO ANCHE PER LE IMPANATE)

Ingredienti

Semola di grano duro 500g
Farina d’occasione (0,00,integrale,manitoba) 500g
Zucchero 50g
Sale 40g
Olio (evo o di semi a gusto, oppure strutto) 90g
Acqua 600g circa
Lievito di birra un pezzettino da circa 4g

Procedimento

Impastare tutti gli ingredienti, facendo attenzione a non far entrare a contatto il lievito con il sale (il sale inibisce il lievito).
Mettere in frigo e far lievitare per circa 24 ore. Se si vuole fare una focaccia nel giro di qualche ora, bisogna aumentare il lievito a circa 10/12g e far lievitare a temperatura ambiente. Io preferisco solitamente usare prima il frigo e finire a temperatura ambiente (sarà così fino a quanto non avrò ulteriori competenze in merito, per ora parlo da semi profana).
Quando la massa sarà lievitata, la dividerò nei pezzi necessari e li farò nuovamente lievitare. Una volta lievitati, stendo in base alla necessità (focaccia, impanata), e condisco a gusto (pomodorini e origano, rosmarino, cipolla ecc) o farcisco e richiudo. Faccio lievitare nuovamente, poi inforno nel forno preriscaldato. Che sia impanata o focaccia, un po’ di olio non guasta mai (o salamoia nel caso della focaccia).
Lascio cuocere a 180°C per circa 20 minuti, controllando lo stato di cottura e se è il caso di aggiustare la temperatura.

Qui un esperimento senza bilancia (ormai il mio must per ogni cosa), di impanata e focaccia.

Buon divertimento per chi si cimenterà e fatemi sapere!

 

Foto forse meno sfocate del solito:

 

San Gimignano

Dopo consiglio di due amiche, qualche  anno fa decisi di passare le mie ferie a San Gimignano. Sempre sotto loro consiglio alloggiai in un agriturismo delizioso:  Il Monchino. Ad appena 10 minuti di macchina dalla turistica San Gimignano, un delizioso casolare, immerso nelle vigne di Vernaccia e Sangiovese e meravigliosi oliveti.
Ci si trova circondati dalla quiete, da una deliziosa accoglienza che ti fa sentire a casa e da insoliti incontri serali se si decide di fermarsi un po’ fuori (una volpe a qualche metro di distanza, girava nel giardino).
Il pane fresco la mattina, le marmellate fatte in casa, i dolci, il delizioso mosto ridotto da mettere su dei soffici pancakes come se fosse sciroppo d’acero, tutto rigorosamente homemade.
La semplicità vince sempre, qui direi che ha vinto alla grande.
Quando ho tempo è una pausa anche di due giorni che mi concedo volentieri, anche se ormai sono passati quasi due anni.
San Gimignano è molto affascinante, con le sue torri che lentamente nei secoli son diminuite fino a rimanerne poco più di 10 (14 o 16 non ricordo). In alcune (credo un paio) si può anche accedere, per godere del panorama, una di queste due è abitabile e ogni piano è dedicato a una parte della casa, sarebbe curioso provare ad andare in bagno magari al 4 piano e tu sei solo a piano terra e devi fare una corsa contro il tempo in quelle scalette strette e ripide!
C’è un localino delizioso, scoperto per caso, che si chiama “D! Vineria“, dove sono tornata per la seconda volta quest’anno a distanza di un anno e mezzo, per una piccola toccata e fuga.
Buona selezione di vini, tra cui ovviamente la Vernaccia di San Gimignano. Abbiamo potuto sbocconcellare abbinato a qualche calice, dell’ottimo pane con olio del territorio e dell’erborinato sempre prodotto in zona.
San Gimignano ti fa sognare con i suoi paesaggi circostanti, con le mura e le torri, con la Piazza della Cisterna, i vari negozietti che fanno impazzire i turisti. A volte bisogna godersi le sfumature di questi posti, situazioni impercettibili.
La fatica delle vendemmie, sperare che ci sia una buona produzione, il giusto sole, la giusta acqua. La fatica della raccolta delle olive, tutto quello che c’è prima di ottenere un buon olio, in varie maniere. Quando si vaga per le colline Toscane (in questo caso), si sente come la nostra vita sia legata alla terra.

La crostata (la Pasta Frolla di nonna)

Su internet ci sono svariate ricette della pasta frolla. Chi aggiunge yogurt, chi lievito chimico, chi olio, chi non so cosa.
Poi ci sono quelle ricette che viaggiano su carta, che puoi trovare nei ricettari delle nonne, che molto spesso devi scavare nelle loro memorie.
Che poi magari non si ricorda cosa ha mangiato a cena (come me) ma la ricetta se la ricorda per filo e per segno.
La frolla, solitamente, ha un dosaggio di farina tot e la metà di esso in burro e l’altra metà in zucchero. Per esempio: su 400g di farina, aggiungerò 200g di burro e 200g di zucchero. Tuorli unità della farina, quindi in questo caso 4. Scorzette varie a gusto.
Poi c’è chi usa la farina integrale, chi di grano khorasan, chi zucchero di canna, chi zucchero a velo, chi uova a pasta gialla, chi burro d’alpeggio, chi burro di vacca felice.
Insomma, ci sono una infinità di variazioni.
Oggi, riporto la frolla migliore del mondo: la Frolla di Nonna.

Ingredienti

400g farina
200g burro
200g zucchero
4 tuorli
buccia di limone

Procedimento

Impastare velocemente tutti gli ingredienti e far riposare in frigo.
Io solitamente, la faccio riposare già stesa nello stampo, perchè sono un mostro di persona.
La morte sua, nella mia infanzia, era con le marmellate fatte da nonna (anche ora sinceramente, solo che ci vediamo un po’ di meno).
Quelle che preferivo erano albicocche e prugne. Quella di prugne era proprio uno sballo assoluto, di quelle che magari provi a fare mille volte ma mai ti verrà buona come la sua.
Le nonne custodiscono dei segreti, sono nelle loro mani, come delle magie!

Un reperto fotografico, meno sfocato degli altri, di una delle mie figlie fatte con la consapevolezza di essere sempre di fretta.

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